All'interno dell'iniziativa "Dieci giorni per l'ambiente" hanno luogo varie iniziative, tra cui il suddetto forum. Tra gli sponsor spiccano, il Ministero dell'Ambiente, la regione Piemonte e il museo "A come ambiente", mentre per la collaborazione organizzativa si ringrazia Environment Park e Istituto per l'Ambiente e l'Educazione Scholé Futuro Onlus. C'è grande attesa attorno allo svolgimento di questo Forum e d'altro canto è comprensibile. La "sostenibilità" e l'educazione ambientale sono sempre più percepiti come una necessità, un dovere per tutti, un imperativo morale. L'ultimo grande incontro tra le parti coinvolte nella diffusione di un messaggio di sostenibilità su scala nazionale è stato il 3rd WEEC (Congresso mondiale sull'educazione ambientale) organizzato nel 2005 ancora a Torino. La grande importanza e l'attualità dei temi affrontati fa sì, che non sia possibile incaricare solo una o poche istituzioni di divulgare questo nuovo stile di vita, ma la totalità della società deve essere cosciente, responsabile e portavoce di questi concetti. In questo senso uno dei vanti degli organizzatori è quello di aver riunito nella stessa sede, personaggi appartenenti ad aree molto diverse della società. In primo luogo è infatti basilare che tre ministeri (Ambiente, Istruzione e Universita e Ricerca) comincino a cooperare e a trovare un'unica strategia di azione in modo da non disperdere risorse preziose e pubbliche. Poi molti altri settori sono stati rappresentati: le istituzioni sportive, i sindacati, il Ministero del Lavoro, Confindustria, le grandi associazioni ambientali (WWF, Italia Nostra, Legambiente, Fai...), molteplici politici, l'APAT, varie Arpa, professori universitari, filosofi, sociologhi, pedagoghi. Di tutti questi interventi (come è ovvio che sia?) pochi sono stati portatori di un'energia e di un valore aggiunto alla discussione. Molti, seppur interessanti, non andavano oltre alla semplice comunicazione di "cosa ho fatto" senza però che ci fossero stretti legami con l'argomento trattato. Purtroppo diversi interventi invece non sono andati oltre alla comunicazione di buone intenzioni di cui, come ha ricordato un relatore, "è lastricato l'inferno". Diverse volte le tavole rotonde, più che argomentare sul tema proposto producendo uno scambio di idee, si trasformavano in una serie di esposizioni dei conferenzieri senza che poi si potesse fare un punto della situazione. Una cosa mi chiedo: ma chi si presenta ad un congresso senza nulla da dire, perché non potrebbe farsi da parte? forse qualcun altro più ispirato potrebbe essere un rappresentante migliore o, allo stesso modo, non esserci potrebbe significare concedere più spazio a chi ha argomenti veri da sostenere. Anche questo non-contributo sarebbe un grande apporto al congresso. Anche questo sarebbe un esempio di sostenibilità. Mi sento di fare, molto brevemente, alcune critiche all'organizzazione del congresso. In primo luogo è stato previsto troppo poco tempo (a volte non c'è nemmeno stato) per domande ed interventi dal pubblico. Questo sarebbe stato facile da realizzare e avrebbe reso questo congresso ancora più democratico, interessante e rappresentativo (fine perseguito dagli organizzatori) anche di quelle piccole e medie realtà che fanno parte della società e che occupano un ruolo nell'educazione. In secondo luogo non c'era traccia di realtà di piccole dimensioni nella sezione poster e credo che la loro presenza avrebbe riempito le sale e i corridoi di frizzanti dibattiti di certo su una scala più ridimensionata di quella nazionale, ma senz'altro più pratica. Considerazioni importanti nell'ambito della Scuola sono state fatte poi da un amministratore, arrivato in treno (e non con l'auto blu), di un piccolo comune della provincia di Rimini (Montegridolfo, 1500 abitanti ca.) che propone, per una efficace educazione alla sostenibilità degli studenti, l'esempio pratico come la strada migliore. Al motto di "i bambini ci guardano", questo comune ha quindi costruito una scuola completamente sostenibile ed eco-efficiente, che possa trasmettere ai suoi frequentatori, in modo radicale e giorno per giorno, un stile di vita eco-compatibile, facendo in modo che diventi, negli studenti, un valore acquisito e imprescindibile. L'educazione è un'impronta che rimane dentro. L'educazione ambientale è un assumersi una responsabilità nei confronti di cosa si pensa e di cosa si fa, ma non solo, anche nei confronti di cosa non si fa e, più in generale, anche di cosa gli altri fanno in conseguenza delle nostre azioni (o non azioni). In altre parole è una questione di lealtà verso se stessi e verso il resto del mondo, è l'acquisizione di valori morali profondi ed è l'unica scelta possibile per garantire sopravvivenza alla nostra specie e a quelle che popolano il pianeta. Anche dal mondo del lavoro arrivano alcune interessanti informazioni. La precarietà non è un contesto che produce sostenibiltà ambientale. L'attenzione dei precari si dirige affannosamente al presente, trascurando di occuparsi (e preoccuparsi) del futuro a causa dell'ansia di sopravvivenza generata dall'instabilità economica. A mio avviso un aspetto non è stato affrontato correttamente. Si è parlato molto di questi valori, come se si dovessero rievocare nelle persone...e questo è vero per la maggioranza di queste, ma non per tutte. Ci sono persone, che occupano posizioni influenti, che hanno molto potere di influenzare la velocità di avvicinamento della società ad una condotta responsabile, che pur sventolando buone intenzioni in pubblico poi non si comportano come predicano. Ci sono poi persone che non fanno nemmeno lo sforzo di predicare valori superiori, ma che occupano lo stesso posizioni influenti e che seguono poi altre logiche, di certo non sostenibili, ma di sicuro redditizie a discapito di coloro che, impegnati ad essere flessibili da un contratto di lavoro all'altro, non hanno il tempo, la forza e la voglia di occuparsi del proprio futuro. Si tratta, dunque, di casi in cui certi interessi sono più importanti della sostenibilità. Ecco, di corruzione non si è parlato in questo congresso, quando, forse, il primo passo da compiere per innescare un processo di crescita virtuosa verso una società più sostenibile, sarebbe proprio quello di allontanare le mele marce dalle posizioni di comando. Certo per farlo bisognerebbe almeno ammetterne l'esistenza. Questi sarebbero davvero passaggi significativi per salvare il mondo dalle mani dei furbi. Questa sì che sarebbe un'operazione sostenibile! Un ultima cosa mi ha fatto sobbalzare, passeggiando tra i gli stand che facevano contorno al congresso: che cosa ci fa lo stand dell'inceneritore di Gerbido ad un congresso che predica l'educazione ambientale? Niente, mi dico ...non può che trattarsi di un grossolano errore! |